lunedì, giugno 12, 2006

NOTTI DA TORO // Venendo via da questa notte esaltante e indimenticabile ho buttato, spargendole lungo l'autostrada, tutte le mie bustine di cicuta (molti mi chiedono:  ma in che formato viene commercializzata questa interessante sostanza? Ecco, l'ho appena detto, in bustine sottili tipo zafferano). Sì, ci credevo, certo, come tutti. Ma credevo anche nella beffa. Avevo scritto che volevo pure perderla questa sfida, a patto che i nostri undici fossero Tori indomabili. Questo si è visto fin da subito (e come si fa a essere domabili con sessantamila urlanti che ti spingono, dev'essere una folata tipo tsunami che ti porta) e quindi ero a posto. Poi ho desiderato vincere, portare a termine quest'impresa, che sul 3-0 era diventata esaltazione e delirio, poter pensare "li abbiamo asfaltati calpestati, ridotti a una nuvola di pannolini". C'è una foto di Davide Nicola dopo il 3-0 che sembra un quadro, una scena di Caravaggio, col ragazzo biondiccio trasfigurato in un urlo alla Tardelli, proiettato in una dimensione eupallica riservata a pochi,soprattutto se si è alto un metro e niente e si è fatto gol di testa a una difesa di watussi. Allora, sennò perdo il filo. Ho gettato via le bustine di cicuta perchè più niente può mettermi paura e perchè un debito è finalmente e definitivamente saldato. Due conti: 84 partite di B in due anni più 8 di playoff, totale 92. Fatti 73 punti un anno fa, 76 quest'anno, più 16 nei playoff. Fanno 165 punti. Possono bastare per la A? Poteva essere giusto scontrarsi tra pochi mesi con il Frosinone, che fa rima col ciociaro Giovannone? No, sarebbe stato un sopruso. E allora si è vinto, soffrendo per un tempo supplementare e mezzo ma giocando 100 minuti straordinari. Al gol di Nicolino mi sono abbassato mentre tutti saltavano su, ho scazzottato un seggiolino e ho un bel livido su un braccio. A fine partita sono sceso in campo e ho portato a casa un ciuffo d'erba, che magari mi fumerò. Al terzo gol di Nicolino un tizio si è sentito male, un po' sotto il mio posto. Si sono visti entrare dal campo medici e barellieri e il poveretto seminascoto da una coperta, portato via. Mi è sembrata una cosa triste e un brutto segno. Ma dopo cinque minuti Lazzaro è risorto e con l'espressione un po' sofferta ma felice ha ripreso il suo posto, accompagnato da un applauso come per una giocata di Rosinaldo (quello che al 120esimo minuto ha prsso palla sulla sua trequarti ed è schizzato via in un coast to coast maradoniano, ha sbrisolato quattro o cinque mantovani e poi è stato abbattuto come un fuggiasco di Alcatraz). E alla fine io penso a questa data, 11 giugno. A questo numero, 11. Undici come il numero di Paolino Pulici, 11 come l'11 luglio 82, come l'11 di Riva. Sto dando i numeri. Che bello.

Habla habla by Jest - giugno 12, 2006 18:02 | Permalink | commenti (20)