LA FOLLE ESTATE GRANATA // Due passaggi di proprietà, una promozione in serie A, una retrocessione repentina in serie B, un fallimento, allenatori, direttori sportivi e giocatori che vanno e vengono, ragazzi cresciuti in granata finiti alla Biancomarrone, tifosi sull'orlo di una crisi di nervi. Oggi la folle giostra estiva del Toro si è fermata su Urbano Cairo, il nuovo padrone assoluto della baracca granata risorta dal lodo Petrucci. In quattro e quattr'otto Cairo ha liquidato i nuovi dirigenti, non gli darà un euro e promette investimenti iniziali per circa 30 milioni. Da subito caccerà lo staff messo in piedi dai "lodisti". Via il ds Padovano, via l'allenatore Stringara, arriverà Gianni De Biasi. Cairo, un ragazzo prodigio, è stato assistente di Berlusconi, è stato capo di Publitalia e Mondadori poi, imparato per bene il mestiere dello squalo, si è messo in proprio e in cinque anni ha fatto miracoli. Pubblica giornali seri, ereditati dalla Giorgio Mondadori che ha rilevato (come Bell'italia) e poi, di suo, si è inventato delle colossali porcherie come For Men Magazine e Di più, lo pseudo rotocalco diretto da quella canaglia di Sandro Mayer. Cairo prende la merda e la riveste di oro. E' di Alessandria, un puro mandrogno che un lomellino come me non può che guardare con acuta diffidenza. La Viola ha trovato i Della valle, il Napoli De Laurentiis, anche il Toro rinasce con un nome importante. Siamo contenti? Siamo davvero contenti? La risposta è difficile perchè nulla della storia personale di Cairo me lo fa sentire vicino. Ma non mi sento vicino nemmeno a Galliani, a Lotito, a Sensi, a Gazzoni, a Preziosi, a Zamparini, a chi cazzo vuoi. Il trio del lodo Petrucci ( con alla testa un noleggiatore di infermieri, un tal Giovannone from Lazio) aveva messo insieme ben pochi euri, l'operazione è riuscita solo grazie ai 2 milioni e mezzo di euro sganciati dall'azienda muncipale dell'acquedotto torinese. Il sindaco Chiamparino ha sempre detto che avrebbe lavorato per trovare un imprenditore forte: lo ha trovato, non c'è dubbio. Con la ormai ex dirigenza si stava costruendo un Toro di fortuna, autonomo finanziariamente solo fino a dicembre. Tecnicamente si stava costruendo una squadra scarsissima, con qualche giovane rimasto e atleti in disarmo, un allenatore fallimentare negli ultimi tre anni di serie C. Cairo arriva a quindici/venti giorni dall'inizio del campionato, ma da qui al 9 settembre è più che possibiile allestire una squadra competitiva e che punti subito alla serie A (basti pensare alla ritrovata disponibilità a ritornare da parte del Conte Marazzina).
Non sono contento: di più. Dopo molti anni il Toro torna nelle mani di uno che nasce come suo tifoso e che ha un'idea corretta di Toro. I valori granata sono scolpiti dalla storia, ma la storia parla anche di una squadra che ha quasi sempre lottato con le più forti e che ha anche vinto tanto. L'idea di Toro dell'ultimo decennio è quella distorta: una società che annaspa fra A e B. Che è succube del pianeta biancomarrone, ostaggio della Fiat e della triade. Moggi l'ha detto in questi giorni: Torino è stretta per due squadre, ma l'idea del Toro è troppo forte per essere cancellata (e lui lo sa bene, ci ha lavorato per il Toro). Cairo è la possibilità di uscire dal banditismo cimminelliano, di affrancarsi dall'orbita Fiat, di trovare equilibrio e progetti, ambizioni. Io non devo andare a cena con Cairo nè comprare i suoi giornalacci. Lui deve solo darmi un Toro che sia tale. E non gli chiedo - non gli chiediamo - poco.




