domenica, maggio 11, 2008

Le facce migliori (anche la pelata)

Habla habla by Jest - maggio 11, 2008 23:43 | Permalink | commenti (12)
sabato, maggio 10, 2008

LEGALITE' // Se c'è scritto divieto di sosta parcheggio, se c'è scritto vietato fumare non fumo. Questa frase mi ha fatto venire in mente un edificante discorso sulla legalità, sulla parola e sul concetto. La parola è vuota, soprattutto se viene usata in contrapposizione a cose come mafia o malaffare, è come bucare una ruota e tentare di gonfiarla  soffiando. La sostanza è anche più sinistra, perchè anche chi applicava le leggi razziali agiva nella piena legalità. Io non voglio rispettare leggi deliranti o stupide. E in certi casi si tratta solo di avere senso civico, come nel caso del divieto di sosta (non ne ho) o per il divieto di fumo (ne ho). Il mio senso civico, il mio gusto della legalità (c'è anche chi gode a sentirsi legalitario, tipo Travaglio per dire) si rapporta all'esperienza, alle necessità, al rispetto degli altri (non tutti i parcheggi in divieto  sono manifestazioni di barbarie). Un margine c'è e ognuno se lo applica come crede e quando sbaglia paga e io pago fior di multe. Insomma, un conto è immolarsi contro la criminalità, un altro è rompere i coglioni sulle merde dei cani, un conto è non evadere le tasse, un altro è minacciare l'arresto a chi scarica un mp3. Su queste cose vedrei bene un intervento della Cassazione, che rappresenta  la vera ingerenza nella vita delle persone, altro che Vaticano. Ad esempio hanno stabilito che uno che scopa con l'ex moglie, ma lei non vuole, se ha una minchia gigante è violenza, altrimenti bisogna vedere. Ho sempre pensato che il mestiere di giudice di Cassazione deve essere fra i più divertenti. Ah, quei cazzoni dei giudici di Cassazione! Comunque, io rispetto il divieto di fumo. Dove lavoro va a targhe alterne, un po' si fuma un po' no, ma non si potrebbe. Tutto ciò ognuno se la gestisce a modo proprio. Il non fumatore che non sopporta, quello che storce il naso ma non rompe le balle. Quello che non fuma anche se ne ha voglia (io) e quello che se ne sbatte di tutti e pippa di brutto. E quella che quando sente odore di fumo piglia una bomboletta di deodorante all'aroma di "Morte a Hiroshima" e bombarda a tappeto. Io sono accampato lì a un passo e mi sento male praticamente ogni giorno. Cazzo faccio, scrivo alla Cassazione?

Habla habla by Jest - maggio 10, 2008 00:58 | Permalink | commenti (11)
martedì, maggio 06, 2008

IL REDUCE // E' tornato  a casa con addosso una camicia a fiorellini, che poi l'avrebbe copiata George Harrison e tutti quei barbùn lì. La vacanza premio era durata un anno e mezzo: partenza da Trento, una scampagnata fino in Lituania, poi via di nuovo attraversando tutta l'Europa, dal Baltico all'Olanda, che già c'erano troppi anglo-americani lì e allora l'hanno spostato un po' più verso Bremen. Non fai un cazzo da un anno, gli hanno detto: vai a lavorare un po' coattamente e l'hanno mandato da un contadino. Lui ormai pesava 40 chili e al villano ha dichiarato: sono un ufficiale, secondo la convenzione di Ginevra io non devo lavorare... Fa pene, Se non fuoi laforare, almeno mancia! E il contadino crucco, che aveva già perso due figli macellati in USSR, l'ha adottato, nutrito e usato come baby sitter per un nipotino appena svezzato. Ma prima, prima del contadino, era stata una vacanza di merda. Viaggi pessimi, quaranta in un vagone bestiame, tutti a cacare in un angolo. Alloggio: non ne parliamo. Come letto il cemento freddo di una baracca, l'appello all'alba a meno quindici sotto zero. Il vitto, la cosa peggiore: rape in brodaglia, due volte al giorno. I soldati semplici lavoravano nelle grandi fabbriche crucche, sotto i bombardamenti americani (e senza rifugi). All'inizio erano arrivate le SS a chiedere se volevano arruolarsi nella milizia di Salò, ma lui ha detto di no, poi ha detto ancora no ai repubblichini, direttamente. C'era uno che gliel'hanno chiesto 27 volte e ha sempre detto di no. "Anche perchè avevamo giurato fedeltà al re". Che poi era un re del cazzo, va bene, ma i giuramenti si rispettano e comunque uno che è un soldato che colpa ne ha se è un soldato? Allora quelli decimati sul Carso erano traditori e avevano ragione a fucilarli? Poi l'avevano preso il 9 settembre, subito appena la resa di Badoglio, nemmeno il tempo di pensare ma adesso che succederà, da che parte mi metto. Erano prigionieri ma in realtà erano schiavi dei nazisti, niente diritti e niente pacchi della croce rossa, solo una targa di 'internati militari italiani' stampata sulla schiena e un numero spesso tatuato modello Auschwitz. Come quelli della divisione Acqui, nemici dei nazisti, furono o no i primi a fare la Resistenza? Ma siccome sopra la camicia a fiorellini portava una divisa dell'esercito l'hanno quasi preso a sputi e uno straccio di medaglia gliel'hanno data un anno fa (metaforicamente). I tedeschi, invece, a questi centomila e passa,  hanno negato ogni risarcimento nonostante l'evidente diritto al rimborso dopo una vacanza così di merda. Oggi pomeriggio ero nella casa di questo sottotenente, classe 1921. Abita al quinto piano, a cento metri da casa mia, che vedevo dalla sua finestra. Dalla mia finestra al piano terra, questa sera, stavo pensando a lui.

Habla habla by Jest - maggio 06, 2008 23:16 | Permalink | commenti (14)
domenica, maggio 04, 2008

Quando c'è il sole il 4 di maggio, io sono più contento.

Habla habla by Jest - maggio 04, 2008 12:57 | Permalink | commenti (27)
lunedì, aprile 28, 2008

GONORR(e)A // La gonorrea è una malattia che si appiccica al culo, così come gli zingari sono il morbo che insegue i civili cittadini mordendo loro le chiappe. Ci scherzavo dieci anni fa, quando lavoravo per un sindaco ulivico e lui - ad illustri ospiti romani - spiegava che "quando arrivano i nomadi vedete come li sistemo, col lanciafiamme...", mentre si mangiava cinghiale cacciato di sfròsio (abusivamente)  in una casotta sul Mystic. Io, che gli facevo da pappagallo, aggiungevo, "E vedrete che farà quando arriveranno i Camaleonti". Beati quei tempi sereni e venati di sceriffato artigianale. Vado al bar, a bere la vecchia romagna del lunedì sera. Ma il bar è chiuso. No, non proprio chiuso. Il barista, nei giorni feriali gira la chiave e per entrare bisogna bussare come a un circolo massonico. Il bar è nel mio quartiere, dove il delitto più efferato che io ricordi è una rissa tra il fioraio e un tipo a cui recapitò a casa delle rose rosse per la moglie. Non fu lui, il marito, a mandarle e il fioraio si beccò un cazzotto in un occhio che si portò a spasso una settimana. Ma perchè ti chiudi dentro? Lo chiedo sempre al barista, quando mi viene ad aprire e lui mi dà sempre la stessa risposta: ci sono brutte facce in giro questa sera. Le facce brutte sono quelle degli zingari, perchè lui ce l'ha con loro, anche se loro non ce l'hanno con lui e hanno sempre speso fior di euro per comprarsi Moretti a 2, 50 la bottiglia. Quelli di stasera però erano più brutti del solito, sporchi laceri e puzzolenti, buttano per terra i tovaglioli e in definitiva fanno abbastanza schifo. Io so chi sono questi, sono i Nomadovic*, proprietari di un pezzo di terra fra Tombstone e Borgo San Brokeback. Io ho visto il loro campo, senza loro dentro perchè erano scappati dopo che un loro cucciolo aveva preso a sassate le macchine sulla Route 506 dei Cairoli, rischiando di ammazzare un tizio, che hanno detto che è un cacciatore che se aveva il fucile nel bagagliaio li faceva fuori tutti. Immagini da emergenza rifiuti, perchè i Nomadovic amano il rudo e il suo afrore mescolato a quello delle carcasse di auto bruciate, ma hanno un impianto elettrico della madonna dato che l'Enel gli fornisce carrettate di energia elettrica, anche se il terreno è agricolo, tutto è abusivo e il sindaco piuttosto che fargli una variante urbanistica si taglia l'uccello davanti a NIcole Kidman implorante sesso. Quando i Nomadovic se ne sono andati per paura di ritorsioni dopo la sassata al cacciatore, l'assessore alla sicurezza, che è come se si facesse un assessore alla bellezza, uno alla felicità e un altro alla giovialità, ha mandato i vigli, i pompieri e alcuni reduci di Chernobil nel campo, hanno scritto tutto poi hanno preso le ruspe e hanno scavato intorno un fosso lungo venti metri e profondo due, così con le roulotte e i camper non ci possono più entrare. Adesso i Nomadovic fanno i nomadi sul serio, vagano spersi per la Lomellina da una città all'altra seminando terrore, miseria, morte e bottiglie di birra vuote. Venerdì sera ne hanno beccato uno (ma forse questo è di un'altra famiglia) in un bar poco distante da quello chiuso a chiave: aveva una pistola infilata nei calzoni (rubata a un poliziotto), poi l'ha tirata fuori e sono arrivati i caramba. Aveva il colpo in canna, è stato arrestato ma sabato mattina era già libero. I Nomadovic, oggettivamente, sono gente da schiaffare in galera, più che altro per fare un favore a loro, che sono così stupidi da farsi scambiare per romeni (in realtà sono bosniaci) e rischiare ogni giorno di essere passati alla griglia da qualche ronda verde pisello duro. Grazie alla fossa scavata dal comune di Tombstone, adesso stanno cagando il cazzo a un ampio bacino di onesti cittadini, fra i quali me, che se ne incontro uno bado bene a non guardarlo dritto in faccia, perchè anche questo li fa incazzare di brutto e io non ho voglia di farmi spaccare la faccia, così a gratis. Nessuno vuole questa brutta malattia attaccata allo scroto e così questa infezione vaga, miserrima e incontrollata, più pericolosa che mai. Pensare che la gente che ruba e scassa il cazzo al prossimo è tutta come quella di De Andrè che è un delitto non rubare quando si ha fame, non è di sinistra, al massimo è roba da cattolici samaritani, rispettabile oltremodo. Ma io non volevo farne un discorso politico. Volevo solo dire che il problema dei Nomadovic sporchi e incattiviti come avanzo di merda nelle mutande di tre giorni fa, non lo ha risolto nessuno. Non lo hanno risolto gli orsetti scavatori di Tombstone, non lo ha risolto il barista che si è chiuso dentro, non l'ho risolto io che non so che cazzo fare, non lo risolve il cacciatore vendicativo, non l'ha risolta nemmeno la Caritas, che tutto può e dappertutto arriva, purchè sia votante Pdl. Ecco, volevo dire questo, che buoni o cattivi, la gonorrea non sappiamo come curarla. Ho il sospetto che i Nomadovic siano un po' come i rospi, che sono indicatori di equilibrio ambientale. I Nomadovic sono, senza saperlo, i garanti dell'equilibrio elettorale.

* Li chiamo Nomadovic perchè hanno un cognome impossibile, con dentro sedici acca, però  finisce con vic.

Habla habla by Jest - aprile 28, 2008 23:26 | Permalink | commenti (24)
lunedì, aprile 28, 2008
ROMANI 2 // Ora sì che il problema della sicurezza si porrà in modo serio.
Habla habla by Jest - aprile 28, 2008 19:58 | Permalink | commenti (1)
lunedì, aprile 28, 2008
ROMANI // Adesso la finirete di pigliarci per il culo per la Moratti e Formigoni.
Habla habla by Jest - aprile 28, 2008 19:58 | Permalink | commenti (5)
lunedì, aprile 28, 2008

I SOLITI NOTI // Se uno come Carlo Croccolo può dire di essere stato l'amante di Marilyn Monroe, allora io posso dire che ieri a Roma il Toro meritava di vincere con diversi gol di scarto. Che la realtà sia un'altra, beh, non dovrei nemmeno dirlo. In fondo non si pensava seriamente di fare punti con Inter e Roma ma quello che disturba è sempre il modo, quei quattro schiaffi in un quarto d'ora, quel nulla assoluto. Ma su questo è inutile ravanare. Ovvio che per me siano tutti sfiduciati, ormai. Mi aspetto solo il minimo sindacale: i punti con Napoli e  Livorno e la salvezza. Poi se ne andassero a farsi fottere tutti, possibilmente con un'altra maglia addosso, perchè dire scarsi è poco, dire indegni è sacrosanto.  

Habla habla by Jest - aprile 28, 2008 12:19 | Permalink | commenti (9)
domenica, aprile 20, 2008

NOI NON CI FAREMO RETROCEDERE // Dopo avere detto che Novellino era l'anima e core del nostro core e anima, oggi non mi va di dire che è un ignorante cafone incompetente e che De Biasi è un genio e che i giocatori del Toro sono risorti grazie alle sue cure. Anche perchè, Novellino o meno, il risultato è uguale: sconfitta. Contro una squadra che, vista stasera, suscita stupore per l'alta posizione di classifica. L'Empoli, ora come ora, gioca meglio dell'Inter, questo si sapeva. Si sapeva anche del trattamento in guanti bianchi riservato ai campioniditalia dalla categoria fischiettante. Ma alla fine che vuoi fare, loro tirano un corner e segnano, noi attacchiamo novanta minuti, loro si difendono come il Frosinone (ma non me ne voglia il Frosinone) e quasi festeggiano uno scudetto, noi una possibile retrocessione. Ma lascia stare l'Inter, d'altra parte in una rosa di 40 giocatori avevano almeno 3 o 4 assenze di rilievo che ne hanno certamente condizionato il rendimento. Mi stupisce, invece, la trasformazione della squadra chiamata Toro e in particolare di un giocatore soprannominato Rosina. Il nostro campioncino ha deciso di iniziare stasera il suo campionato di serie A 2007-08. Va bene. Adesso per farsi perdonare il ritardo dovrà fare molto, anzi di più. Altrimenti vorrà dire che non è un giocatore da Toro. Per la salvezza ci sono delle discrete possibilità. Potremmo segnare ancora il passo domenica prossima a Roma, dove un'altra corazzata come quella nerazzurra ci attende per pararcelo su. Però, è lampante, non lo si dovrebbe nemmeno dire: se si gioca come stasera in B non si va perchè stasera il Toro era Toro e gli altri se ne sono accorti.

Habla habla by Jest - aprile 20, 2008 23:13 | Permalink | commenti (50)
mercoledì, aprile 16, 2008
E IL BELLO E' CHE // Il bello è che mi tocca dire che GDB è quello che ci ha riportati in serie A. Il bello è che mi tocca dire che, richiamato,  ci ha pure salvati per la pelle del culo l'anno dopo. Il bello è che mi tocca dire: GDB salvaci tu anche stavolta. Il bello è che UC (Urbano Cairo) aveva detto che GDB non avrebbe mai più allenato il Toro. Il bello è che stasera ho tifato i pigiami. Il bello è che hanno vinto, per fortuna.
Habla habla by Jest - aprile 16, 2008 22:49 | Permalink | commenti (19)
martedì, aprile 15, 2008
CAN'T MAKE A SOUND // Per fortuna ho  da fare cose più serie, occuparmi delle elezioni di Tombstone o di Cagogna, costruire su macerie e mantenermi vivo. E quindi non mi viene da scrivere sul blog un bel post cazzuto sul risultato elettorale. Non ho colpevoli da mettere alla gogna, non ho parole per deplorare il principale esponente dello schieramento vincente. Sono andato a votare e non ho rotto i coglioni a chi non sarebbe andato, non ho spaccato i maroni nemmeno a chi votava Maroni o altri oni. Io, come  cittadino che ha passato 37 anni in un secolo diverso da questo, constato che l'Italia ha un parlamento risorgimentale, con Veltroni-Giolitti e Cavour-Berlusconi. Una specie di assemblea della Pallacorda, dentro il quale si celebrano solenni esequie agli ideali scomparsi. Che poi sono scomparsi per l'accidentalità di una legge elettorale che sbarra, altrimenti uno come Spadolini non avrebbe mai messo piede a palazzo Chigi. Pensa te: Pri e Pli forze extraparlamentari nel 1976! Ma tra qualche anno, io ci giocherei qualche euro più di quanto dovrei, ci sarà un altro sistema, che riaccoglierà tutti i dispersi. Altrimenti che cazzo di Italia sarebbe? E tornerà a essere la cazzo di Italia di sempre, quella a cui siamo realmente affezionati. Questa qui irregimentata finirà per piacere a pochi. Perchè qua, dove la morale è capace di attraversare ogni confine, anche i nanetti servono, anzi sono fondamentali, per ricattare, ribaltare, pressare, ruminare questa politica, che così predigerita non fa per noi. Torneranno i Boselli, i Diliberto, i  Mastella e i Pecorari. Torneranno tutti, con le stesse sembianze di prima ma con un campionario diverso nella valigetta. Ma la Sinistra non è esattamente un nanetto, anche se negli ultimi dieci anni ha suonato questa musichetta da juke box scassato. Come sarà? Quando saranno finiti i vaneggiamenti meta-berlusconiani dei Democratici e quelli Antagonisti su un presunto conflitto di classe, ci sarà qualcuno che saprà ricordare e tradurre in qualche minuto di umanesimo i valori di giustizia libertà e uguaglianza? Detto meno pomposamente: a qualcuno verrà in mente di fare una cosa che assomigli al Labour o al Socialismo Obrero, alla Spd, al Pasok, a Mitterrand, a chi cazzo ti pare? Che abbia un orizzonte, che abbia quel sound. Che non sembri questo perenne Vai col liscio! E  finisce sempre in niente, come una mazurka di periferia. 
Habla habla by Jest - aprile 15, 2008 23:08 | Permalink | commenti (20)
lunedì, aprile 14, 2008

A MARASSI SONO FINITE IN GABBIA LE NOSTRE ILLUSIONI //  Domenica, ore 16, 50 circa Per la prima volta penso: (bestemmia), stavolta mi sa che andiamo giù, dritti dritti all'inferno. Siccome faremo zero punti nelle prossime due (Inter e Roma) vedremo la classifica come sarà. Speriamo che gli altri si sparino tra di loro. Stamattina sul Tuttoballe c'era un editoriale di Manassero che chiedeva  a questa banda di gente che si fa chiamare Toro di salvarsi, di farlo per i bimbi granata, che piangono dopo le partite perchè è così difficile essere bambini del Toro. Non è molto educativo, ma almeno è immaginifico. Forse i bimbi del Toro crescono in fretta, senza sognare la Champions League. Oppure, traumatizzati, vivranno sempre col terrore di retrocedere, anche nella vita. Magari invece capiranno che è bello piangere per i  propri ideali e che come il Giaguaro piangeranno il giorno dello scudetto, sperando di piangere di nuovo e mille altre volte per una vittoria. Chissà. Oggi risultati elettorali, ieri affluenza al voto, due balle così. Il Comune di Tombstone: noi non possiamo dare i dati sui seggi. Un ruggito nella cornetta: no no, aspetti, provo a sentire. Alla fine, in gabina, ho fatto voto disgiunto. Ho ceduto alla leggenda metropolitana che se voti l'arcobaleno della sinistra porti via i senatori lombardi al pueblo di Silvio. E ho dato credito al pd alla Camera, ma solo perchè uno che ha votato gente come Diego Masi o la schifezza di coalizione del 2006 chi si crede di essere per menarsela a votare uno come Veltroni? 

nella foto: Lazzaro Di Vaio pochi minuti dopo lo scongelamento

Habla habla by Jest - aprile 14, 2008 12:30 | Permalink | commenti (16)
martedì, aprile 08, 2008

DOV'E' CHE NON ARRIVA LA GENTE? //  Questa è la campagna elettorale più scrausa che io abbia mai visto/seguito (e non sono state nemmeno poche). Ma non dico delle grandi piazze piene di Veltronidi o Berlusconidi, o delle belle serate tv in compagnia dei lìderz. Sto dicendo delle nostre piccole adunate di provincia, delle convocazioni alle 18 alle 19, al sabato pomeriggio, la domenica mattina, alle conferenze stampa senza giornalisti e i fotografi in ritardo, nei luoghi il più possibile a prova di figure di  merda.  Con  i mini-capi e comizianti che battono la zona in totale avrò visto, sparse per tutto l'arco costituzionale, una centinaia di persone, mentre mi sono imbattuto in tre elezioni comunali con un totale di elettori che non supera i tremila (ma qui non è colpa di nessuno).  Non è che sono tutti uguali ma fanno molto per somigliarsi. Quelli che parlano e quelli che ascoltano, quelli che dicono noi del partitto e i militanti del partitto, dove il "partitto" è un'entità di scarsi e di scarti, di gente che contrabbanda un poco di disperazione per passione politica. Gente che si accontenta di essere in dieci in una sala dove l'eco disperde le parole. Gli altri stanno fuori, il resto del pianeta non assiste, ignora, passa oltre, insomma gustamente se ne fotte. E poi c'è un punto, un momento, un attimo odioso nel quale la retorica si gonfia di aria pesante, si espande come la carotide del "relatore", che spaccia la sua predica come quella di uno che ce l'ha il polso della situazione e nessuno dico nessuno di questi qui sfugge, all'apice del suo potenziale vocale, di sputazzare che "la gente non arriva alla terza settimana". A marzo era la quarta, in aprile siamo alla terza, a maggio non so, Ninetta mia, è brutto crepare di maggio e di fame. Domani organizzo un coro greco addestrato a cogliere l'attimo per ergersi in un poderoso "dov'è che non arriva la gente?" Così il piccolo uomo politico ci risponderà muovendo le mani con indignazione e lucidandosi gli occhi liquidi: Alla terza settimana!

Habla habla by Jest - aprile 08, 2008 21:09 | Permalink | commenti (28)
lunedì, aprile 07, 2008

MALEDETTA PRIMAVERA // Non possiamo andare in paranoia per essere quattordicesimi e con 5 punti di vantaggio sulle terzultime. E' evidente che c'è chi sta peggio, ma molto peggio. Sì, la sconfitta con l'Empoli è brutta, anche perchè parecchio beffarda. Noi, d'altra parte, i debiti li paghiamo sempre e quei tre punti presi l'anno scorso nel giorno del Centenario, in fondo, gridavano ancora vendetta. Che puntuale è arrivata. Su sei partite che restano ne abbiamo due impossibili e una quasi. Ci restano tre gare per fare quei 4-5 punti che servono e penso che arriveranno. Rispetto a come si era messa dopo Catania avevamo progettato tutti un aprile di relax ma non sarà così, si dovrà restare lì a mordersi le unghie fino all'ultimo. E poi parleremo del futuro, e poi metteremo via le facce imbronciate e ci metteremo sotto e faremo anche noi, prima o poi, il nostro capolavoro. Come Napoleone a Waterloo.

nella foto: chi ha fatto palo?

Habla habla by Jest - aprile 07, 2008 12:56 | Permalink | commenti (15)
domenica, marzo 30, 2008

CON L'AIUTO DELLA FOTTUTA ORA LEGALE // Gli uomini idealisti, nostalgici e conservatori non ci hanno mai capito un cazzo della modernità, non l'hanno mai saputa distinguere dalle cialtronate. E quindi, come possiamo dire oggi che la cancellazione della Domenica sportiva per quindici giorni, in favore di tribune elettorali e X-Factor, sia una pugnalata  morale? E la nuova Gazzetta, in formato post-lavatrice? Sono date da segnare, giusto per dimenticarle.

nella foto: Enzo Tortora soddisfatto dopo il provino con Morgan (adesso, sinceramente: cosa abbiamo fatto di male?)

Habla habla by Jest - marzo 30, 2008 03:36 | Permalink | commenti (24)
giovedì, marzo 27, 2008

L'ALTROIERI // C'è ancora la gente che va in giro la domenica pomeriggio con la radiolina attaccata all'orecchio? Una domenica di venticinque anni fa che era il 27 marzo come oggi, io ero uno di quelli. Passeggiavo con degli amici, al fiume. Prima domenica di primavera, giornata tiepida, un sacco di gente. Derby e umore pessimo, per almeno un'ora, anzi di più. Un mezzo sorriso, sull'1-2 di Dossena. Un urlaccio sul 2-2 di Bonesso, ma quando Ameri è tornato a esplodere dal Comunale per annunciare il 2-3 di Torrisi, io saltavo, come un canguro, ho fatto non so quanta strada saltando come un canguro. No, era solo per dire che venticinque anni, però! Venticinque anni sono tanti ma chissà perchè sembra l'altroieri, al massimo.

Habla habla by Jest - marzo 27, 2008 23:09 | Permalink | commenti (8)
martedì, marzo 25, 2008

2001, ODISSEA IN LOMELLINA // Quando si va a sbattere in uno di questi paesini che non arrivano nemmeno a mille anime, a occhi chiusi si trovano la main street e il municipio.  La main street taglia il paesello, di solito dietro i portoni aperti vedi già i pioppeti e le risaie. Il municipio si riconosce dai gerani sui balconi e dalle tende sulla finestra del podestà di turno, sempre mezze chiuse. Stamattina sono capitato in un posto così, nella piazzetta c'era una specie di castello e pensavo che il municipio fosse arroccato lì oltre il ponte levatoio, perchè non vedevo nessun balcone fiorito, niente tendaggi damascati. Nella main street il deserto assoluto. Potevo parcheggiare il cavallo, entrare nel saloon e ordinare da bere, ma il saloon era chiuso. Poi è passato un nonno con il nipotino e ho chiesto a lui, Salve amico, dov'è il comune? Di là, indicando la main street, prenda la macchina però perchè è un po' avanti. Stando in un paese piccolo, magari si distorcono le dimensioni di tempo e spazio. Di tempo lì ce n'era a volontà, piuttosto femo, e lo spazio non so, alla fine ho seguito il consiglio e ho ripreso la macchina. Ho fatto tutta la main street, ho superato la chiesa, un bivio. Del comune nessuna traccia. Ho proseguito, per la strada che porta fuori e stavo già per fare inversione ma lì alla fine dell'abitato, ecco il municipio, praticamente oltre il paese, dieci metri più in là non c'è più niente, solo la strada provinciale che si perde nei campi. Non avevo mai visto una cosa del genere, è come se Palazzo Marino fosse a Quarto Oggiaro. C'è il municipio, con di fianco, la scuola, l'asilo, la pro loco e di fronte, verso un fosso, un monumento forfettario, dedicato sia ai caduti della prima guerra sia a quelli della seconda. In municipio non c'era nessuno, solo un'impiegata che ha praticamente negato qualsiasi cosa, dalla sua stessa esistenza al fatto che quello fosse veramente il comune. Allora sono tornato indietro, avevo visto una farmacia nella piazzetta. Sono entrato, l'omino farmacista in camice bianco serviva una vecchietta e ho visto che guardava allarmato cosa avevo in mano. Per fortuna i blocchi per gli appunti non hanno forme sospette, altrimenti avrebbe estratto la carabina da sotto il bancone e mi avrebbe fatto secco. La vecchietta ha comprato i suoi medicinali, se ne è andata e mi sono presentato al farmacista, che improvvisamente ha iniziato a balbettare. Dopo una serie di discorsi finiti in niente come un valzer gli ho chiesto da quanto tempo stesse in quel posto. Dal 2001, mi ha risposto questo novello Hal 9000, dato che ha cominciato a calcolare quanti anni fossero, contandoli con le dita, sbagliandosi e ricominciando da capo.

Habla habla by Jest - marzo 25, 2008 23:52 | Permalink | commenti (28)
mercoledì, marzo 19, 2008

ALLA FINE SARA' LA SOLITA PRIMAVERA DI MERDA // Un giocatore udinese stoppa con la mano, s'aggiusta bene il pallone e punta la porta, Grella lo stende, punizione, gol. Però l'arbitro ha diretto bene, non bisogna attaccarsi agli episodi. Poi c'è un cross, la palla filtra, l'udinese Felipe allunga una mano e tac! Il cross si ferma lì, in piena area. Niente rigore, ma l'arbitro ha diretto bene, non bisogna attaccarsi agli episodi. Nel secondo tempo Stellone lanciato a rete è in posizione regolare e fa gol, ma Di Michele che corre a qualche metro da lui, completamente tagliato fuori dall'azione era in posizione irregolare e quindi rete non valida. Ma l'arbitro ha diretto bene, non bisogna attaccarsi agli episodi. Come si chiama quest'arbitro, scusa? Vabbè, vado a dormire. Palo! Cosa? Palo di Di Michele, a portiere battuto! Buonanotte (ma vaffanculo).

Habla habla by Jest - marzo 19, 2008 23:51 | Permalink | commenti (34)
domenica, marzo 16, 2008

UNA VITA TRANQUILLA // Se ne perdessimo una ogni otto ci farei subito la firma. Vorrebbe dire finire il girone di ritorno quasi imbattuti. Non mi fascio la testa per una sconfitta a Cagliari (dove, al momento, rischierebbe chiunque). Forse mi deprimo più per il come, anche se non ho visto la partita ma mi sembra di avere capito, dalle analisi tecnico-tatiche che ho letto e sentito, abbiamo fatto cagare. Punto e a capo. Se nel calcio fosse facile agire così, se chiuso un episodio ne iniziasse un altro totalmente slegato dal precedente, se si potesse cancellare la memoria breve, se  la squadra potesse reagire come un branco di pensionati Auser in gita, che il lunedì non si ricordano più di essere stati rapinati ad Alassio. Invece no, soprattutto nel male le cose si concatenano e insomma, sento odore di merda incipiente. Il Toro di quest'anno si regge su equilibri mentali instabili. E come il colonnello Kurtz , nei suoi incubi peggiori pensa di essere una lumaca che striscia sul filo del rasoio. Che si trascina sperando di sopravvivere anche agli equivoci (tecnico-tattici). Io, se fossi WAN, prima di tutto non mi tingerei i capelli. Poi cercherei di spiegare ai miei ragazzi che questa traversata fino ai 40 punti (stasera sarebbero almeno 41) deve essere morbida e consapevole. Ogni volta che cadiamo c'è bisogno di un battaglione di psicologi per risollevare il morale di tutti, dal presidente al bigliettaio. Non se ne può più di questa instabilità mentale. Vogliamo una vita tranquilla, come disse lo sciagurato Tricarico a Reggio Emilia, dieci anni fa.

nella foto: obbietivamente, la nostra maglia da trasferta è una figata

Habla habla by Jest - marzo 16, 2008 22:58 | Permalink | commenti (26)
giovedì, marzo 13, 2008

TUTTI MORIMMO A STENTO // Se la memoria non riesce a tornare indietro in modo così nitido, mi sento meglio. Non me lo ricordo com'era quel marzo di 30 anni fa, se era così come ora, a botte di caldo e di giornate nerastre. E fin qui, chissenefrega. Però che terremoto fu nella mia testa il 16 marzo me lo ricordo bene. Sono entrato in classe con la mia solita voglia di fare il finto tonto e passare per uno che aveva un cervello da terza elementare trapiantato nel corpo di un quindicenne che si lavava poco e solo due anni prima aveva festeggiato uno scudetto. Avevo comportamenti che non corrispondevano alla mia solida preparazione politica. Leggevo Rinascita e non capivo una mazza, però certe frasi imparavo a ripeterle bene. "Hanno rapito Moro", l'ha detto qualcuno, o forse lo dicevano tutti e l'ho saputo così, risolvendo probabilmente con uno sbuffo di stupida crudeltà per la sorte di un potente uomo della Dc. Ma tutto quello che è successo dopo, da un minuto dopo essermi riavuto in poi,  è stata una scuola, è stato intuire cos'era quel mondo di merda che girava intorno. E' stata paura e il sospetto che migliorarlo o sovvertirlo era un'idea da bar. Brigate Rosse era un nome che suonava  nemico e a pensarci adesso tutto si stava già appiattendo e quella resistenza che abbiamo opposto era estrema e vana. Il sogno comunista era già finito e non avevo avuto nemmeno il tempo di divertirmi un po'. Succedeva che il "riflusso  nel privato" che tutti datano nal 1979 o giù di lì,  in realtà era iniziato il 21 giugno 1976, cioè il giorno dopo la massima ascesa del PCI. In realtà fu una sconfitta. Più su non si poteva andare,  perchè anche coi motori spinti a chiodo i più forti restavano sempre gli altri. E se il massimo possibile era il compromesso storico, quell'idea si era già spenta nella testa delle persone. Se ne parlavi con un militante del PCI  lui abbassava un po' la voce, si avvicinava pigliandosi  un bel po' del tuo spazio scenico e diceva che lui, in fondo in fondo e in verità si sentiva ancora tutto rivoluzione, unione sovietica, dittatura proletaria e via dicendo. Ufficialmente ci si fidava di Berlinguer e si professava la linea secondo liturgia, ma più che altro non c'era una risposta alla fatidica domanda: beh, adesso cosa cazzo facciamo? Molti confidavano nel fatto che non  fosse altro che tattica, così, per ingannarli, per fargliela credere. La sorte invece era maligna, toccava andare a  crepare coi democristiani per questa trovata e, guarda un po', erano stati così generosi che a crepare per primo ci avevano mandato il più importante dei loro. Perchè questo mi era sembrato subito chiaro e cioè che lo stato democratico antifascista avrebbe lasciato morire Aldo Moro senza fare una piega. Forse era anche giusta, quella famosa linea della fermezza, con Ugo La Malfa che appariva in tutta la sua demenza senile davanti ai microfoni Rai, farfugliando cose tipo "Stato di guerra? Sì, è stato di guerra". Trent'anni dopo io non l'ho ancora capito quale fosse la cosa giusta. Quello, il 16 marzo, era il giorno del compromesso storico. Ci arrivavamo parecchio depressi. L'avevamo inventato noi, ma lo stavano usando loro, adesso. Gli servivamo per salvare tutta la baracca. Come ragionasse Moro ho iniziato a capirlo molti anni dopo perchè a me l'idioma di quell'uomo suonava più duro dell'arabo. Ma penso fosse questo. Un disegno chiaro, lucido. Un progetto che viaggiava molto più lontano di quanto fossero capaci di volare le teste di tutti quanti. Noi fingevamo di essere diventati buoni e lo stesso facevano loro. Poi, nelle rispettive stanze noi continuavamo a sbranare bambini e loro a inginocchiarsi. Facemmo una riunione coi giovani della Dc verso le sei di sera del 16 marzo. Il giorno dopo avremmo tenuto gli studenti fuori dalle scuole e noi volevamo fare una cosa insieme, tutti insieme, che fosse un volantino o un corteo, Non ci fu verso. La riunione durò dieci minuti o poco più e la mattina dopo davanti alle scuole eravamo divisi, lontani, separati. Diversi, irrimediabilmente. E avremmo dovuto governare l'Italia? Le alleanze politiche erano di vertice, imposte a un paese spezzato. In piazza contro le Br ci siamo andati sempre solo noi, tranne quel giorno lì, quando  loro avevano la faccia di chi aveva già dato e  celebrava il funerale del capo. E un po' anche il nostro.

Habla habla by Jest - marzo 13, 2008 01:25 | Permalink | commenti (11)
mercoledì, marzo 12, 2008

LEZIONE DI GIORNALISMO // Mi hanno chiesto di parlare di giornalismo a una scolaresca, quella dell'asilo nido in via Arona, vicino a casa mia. Ai ragazzi parlerò delle fonti giornalistiche, cioè da dove arrivano le notizie. Bene, amici miei, le fonti si dividono in primarie e secondarie. Quelle primarie sono quelle che cerchi tu, spaccando le balle a gente che non ha nessuna voglia di risponderti. Quelle secondarie invece ti travolgono di notizie del cazzo, ti chiamano e ti chiedono "il numero di mail". Fine, con una postilla: questi qui che ti inondano la casella di posta elettronica si spacciano tutti per mittenti che chiedono l'invio di una  conferma della ricezione. Mi disturba questa cosa, un casino.

Habla habla by Jest - marzo 12, 2008 21:46 | Permalink | commenti (8)
mercoledì, marzo 12, 2008
VOLARE OH OH // C'è un sacco di gente fuori di testa nel senso che a volte certe cose non è che te le aspetti, insomma è bello che se uno mi dice che vorrebbe fare il sindaco per controllare la sicurezza del paesello dall'elicottero io ancora mi stupisco.
Habla habla by Jest - marzo 12, 2008 11:28 | Permalink | commenti (5)
lunedì, marzo 10, 2008

L'uomo scruta nel proprio destino e anche in un cielo plumbeo riesce a distinguere le conquiste dell'umanità, la luna, la ruota, il fuoco, la cura delle peggiori malattie, i parastinchi.

 (io non ho visto un cazzo, raccontatemela voi la partita)

Habla habla by Jest - marzo 10, 2008 11:27 | Permalink | commenti (19)
martedì, marzo 04, 2008
ESSAI // Ho visto un film che c'era uno che si era sposato ma dopo pochissimo tempo ha iniziato a tradire la moglie. Ma in modo sistematico, quotidiano, compulsivo. Il film descrive molto bene tutto quanto, lui che va, tromba una poi torna a casa dalla moglie, come se niente fosse. Solo che poi ho saputo che la moglie, per puro caso, ha visto anche lei il film e gli ha fatto un culo così e lo ha messo per strada.
Habla habla by Jest - marzo 04, 2008 20:43 | Permalink | commenti (7)
domenica, marzo 02, 2008

LA DOMENICA DEI TAFAZZI // Il 2-2 è il risultato più gettonato, insieme allo 0-0, nelle partite del Toro 2007-2008. Ci avviamo in scioltezza a battere ogni record di pareggi e con altre dodici X arriviamo giusto giusto alla quota salvezza. E' una squadra abbastanza forte da essere difficlmente battuta, ma non forte abbastanza per vincere. Ed è una cosa ben strana proprio da un punto di vista filosofico e non solo perchè tutto ciò sfugge clamorosamente alla legge delle probabilità. Il Toro è l'unica squadra professionistica d'Europa che riesce a smentire l'imprevedibilità del calcio. Dico questo anche perchè la partita di oggi coi Ciclisti non mi è piaciuta per niente, un orrido match infarcito di errori bestiali e pochezza tecnica. Anche se tutti i commentatori tv l'hanno definita una gara spettacolare e io non ci posso fare niente se la gente si droga apposta la domenica. I Ciclisti di oggi avrebbero preso 4 o 5 gol da qualsiasi squadra di serie A (come domenica scorsa a Bergamo, del resto) essendo in evidente crisi di gambe e fiato. Hanno Cassano in squadra, il quale ha pareggiato la partita da solo con due lampi di genio e poi ha mostrato il solito campionario di profonda maleducazione che non sto qui nemmeno a dire, che alla fine saranno ben cazzi suoi. Che poi i nostri giocatori - di buon cuore - siano stati quelli che si sono sbattuti di più per evitargli guai peggiori è cosa che non condivido. Lo dovevano prendere a calci nel culo, compagni e avversari. Ci hanno regalato un gol (grazie signor portiere Tafazzi Castellazzi)  e un rigore, quindi giustamente abbiamo offerto subito le occasioni ai blucerchiati per un'equa riparazione. Contesto apertamente il nostro allenatore per non avere messo in campo Rosina, che deve giocare sempre e casomai essere cambiato quando si mette a giocare da solo, con un pallone di proprietà. Domenica arriva la Talanta e l'anno scorso all'Olimpico furono mazzate (per noi). Vincere una partita ogni due mesi: si chiede troppo?

nella foto: il nostro non trppo illuminato Mister. Notare la penna nel taschino: da qui non si vede, ma è sponsorizzata Polleria Osvaldo

Habla habla by Jest - marzo 02, 2008 20:35 | Permalink | commenti (15)
domenica, marzo 02, 2008

MA TU NON PENSARE MALE ADESSO // Accetterò ogni critica per quello che sto scrivendo, soprattutto quelle non espresse. Ormai qui dentro mi sono autoconfinato nella dimensione di tifoso che scrive della sua squadra. Beh, non mi dispiace mica di parlare di calcio, in fondo il Toro è tra quelle due tre cose che ho veramente a cuore. Poi succede che ogni blog, soprattutto un po' anzianotto di nascita, è come un circolino dove va e viene più o meno la stessa gente, che si abitua a frequentarti e non nota i tuoi cambiamenti, prende solo atto di quello che stai facendo in quel momento, ti segue e ti ascolta, si esprime. Si abitua. E pure io mi abituo. Perciò ogni volta che vado off topic, off Toro se preferite, succede qualcosa. Non mi metto molto a scrivere di cazzi miei, magari mi dedico a giocare con le parole e a inventare una situazione, a mettere insieme frasi sconnesse e concetti malandati. Cose che ho sempre fatto. Però poi c'è sempre quel gruppetto che arriva e ti guarda strano, come se dicesse, Ehi amico, stai male? Passerà, forza... Brutto periodo eh? Pessimo umore? Qualcosa va sorto? Ci sono problemi? E allora mi tocca rassicurare. Non c'è niente che vada male e anche se qualcosa andasse male l'ho mai raccontato qua dentro? No, e non lo faccio. Nel senso che non vado certo in profondità. Prendo le mie decisioni e poi a volte ne scrivo le conseguenze. Di cazzi altrui ne leggo abbastanza in giro per la rete, mi sembra che non si abbia in mano di meglio che parlare di sè, in continuazione. Una telefonata, un dialogo, un acquisto, un momento di sconforto. Tutto moltiplicato per la comoda quotidianità dei post diventa una grandissima rottura globale di coglioni, come se a ogni finestra fosse piazzato un immenso megafono che trasmette quello che succede nella vita spicciola delle persone.  Però a me piace scrivere viaggiando un po' con la testa verso qualche punto inesplorato delle parole, quelle che conosco si intende, non facco certo esperimenti portati a produrre cose nuove per l'umanità. E quindi volevo, dico volevo, scrivere dei perchè e dei percome su cosa sto combinando. Da dove arriva questo mia scelta di mollare il lavoro in libreria, da dove nasce questa voglia di cambiare continuamente vita rimanendo sempre nello stesso posto. Non lo faccio. Entro sera mi metterò a scrivere della partita di oggi, appena smaltito lo stress dei novanta minuti.

Habla habla by Jest - marzo 02, 2008 13:02 | Permalink | commenti (9)
giovedì, febbraio 28, 2008

ELETTROCHOC // All'improvviso le frasi si schiacciano e le parole si mettono una sopra l'altra, con le loro lettere sparse qua e là come tessere dello Scarabeo. Lascio fluire questa confusione, la lascio in balìa di una pigrizia che assomiglia a una canzone dei La Crus, tutto così comodo e senza spina dorsale, rarefatto, distante. Mi escono frasi dalla costruzione esile, senza nessuna precauzione anti-sismica, quando anche le cose scritte devono sapere resistere all'urto del loro significato. Non è curioso, questo imborghesimento, nemmeno anormale. Succede ogni volta. Se la cosa che so fare meglio fosse lanciarmi col paracadute scoprirei al'improvviso di essere capace soltanto di farmi su e annodarmi di corde e di tela, se sapessi fare il violinista spargerei l'archetto di olio di oliva e mi schizzerebbe via accecando mezza orchestra. Così, adesso che devo ricominciare a scrivere seriamente e tornare a fare quello che è sempre stata la mia disonoratissima professione, scopro che la mia punteggiatura mentale ha perso elasticità, tipo la pelle di uno dimagito di 100 chili in una settimana, crolla il lifting facciale, saltano le graffette fissate sotto le orecchie. In fondo questa cosa si chiama paura e chi è molto pigro ha paura proprio di perdere la sua pace dalla linea piatta, come un cavo di alta tensione abbandonato.

Habla habla by Jest - febbraio 28, 2008 12:16 | Permalink | commenti (9)
mercoledì, febbraio 27, 2008

JUVE TORO ZZERAZZERO, DELLE PAGELLE // Buffon, 8: straordinariamente fotogenico sulla punizione di Rosina che si stampa sulla traversa, la sua immobilità sarebbe degna del momento potenzialmente storico: la perfetta statua di sale. Non è colpa sua, perchè quando i poteri magici si impossessano del sinistro del Nano Granata non c'è Buffon che tenga. Ma traversa non è gol e ci tocca masturbare i soliti grilli su quello che poteva essere e non è. Sereni, 10: il Profeta, senza barba, vola ancora più leggero. In altre partite ha dovuto parare molto ma molto di più, però in quel colpo di reni sulla punizione di Del Piero è Bacigalupo, il Giaguaro e Lido Vieri, tutti riassunti in una volo e una manata. Se Donadoni non lo porta agli Europei merita di essere indagato. Rosina, 7: tenerlo fuori è una cazzata, come mettere in panca Di Michele. Ma la questione è semplice: nelle idee limitate di Novellino c'è un posto solo  vicino a Stellone (o a Ventola o a Bjelanovic, a scelta). La scelta di far giocare Recoba è sbagliata in sè. Rosina è un nostro gioiello, tutto nostro. E meritava di giocare il suo primo derby da capitano. Inutile umiliazione in favore del Chino, un sontuoso pensionato che stasera ha più sprecato che prodotto. Nedved, 0: io sapevo che in un modo o nell'altro non avrebbe finito la partita. Il suo problema è la dimensione del cervello, insufficiente a coesistere con degli umani. Peccato per lui: con le gambe che si ritrova ancora a quell'età poteva comodamente vincere la partita da solo. Chiellini, 8: gran difensore, bravo quasi come Di Loreto. Sissoko, 8: nel primo tempo gioca per noi, poi si ravvede, ma neanche tanto.  Pisano, 7: ridicolizza Palladino, uno che  qualcuno ritiene anche più bravo di Rosina. E magari lo convoca in Nazionale. Ahahaha! Che ridere. Diana, 8: se non si fosse infortunato...  Gran giocatore, il massimo dell'uitlità col minimo di appariscenza.  Grella, Barone, P. Zanetti, 7: nel solco dei migliori randellaTori granata. L'australobiondopiteco ha azzeccato pure dei bei lanci. Che chiedere di più, fra l'altro anche i biancomarroni menavano mica male.  Recoba, 6: a differenza del solito non scompare dalla scena in una partita chiave. Lotta, protesta, sembra animato da una gran voglia di fare e da un piglio meno aristocratico del solito. Non mi sento di criticarlo per le punizioni tirate sulla barriera, quello succede quando si calcia da molto lontano, si cerca il massimo della forza e si ha una probabilità su cento di colpire con precisione. Che non è più quello di una volta lo si vede quando si invola solo soletto verso la porta di Buffon, facendosi rimontare un vantaggio di una quindicina di metri, lui che nel breve era un razzo. E anche nel secondo tempo ha una palla d'oro, ma aspetta, ci pensa, si fa fregare. Un po' malinconico, fa rimpiangere Rosina ma anche Di Michele, un altro che a non vederlo in campo di questi tempi qualche rimpianto te lo fa venire. L'albitro, 7: non fa cazzate giganti, anche i gobbi sono sostanzialmente corretti a non fare troppi numeri dimostrativi in area di rigore. Uno dei due guardalinee, -10: ma ti venisse un bruciaculo, che non era fuorigioco manco per il cazzo e Recoba e Diana se ne andavano gioiosi verso un gol sicuro come la muerte.

nella foto: che cazzo sbandieri, o pirla

Habla habla by Jest - febbraio 27, 2008 01:18 | Permalink | commenti (39)
sabato, febbraio 23, 2008

RIMONTA-TORI // No non mi dovrei stupire, perchè in tutta questa esistenza da tifoso la parola rimonta è tra le più familiari. Uno, due, tre, quattro gol: quante volte il Toro li ha recuperati, quanti ribaltoni abbiamo visto, partite perse e straperse e poi pareggiate o vinte? Si tratta, credo, di un'autentica fenomenologia che andrebbe analizzata. Anche se, in cuor nostro forse sappiamo già tutti i perchè. Straordinario. Tifare questa squadra è un'avventura, sempre, anche di sabato pomeriggio alle 18, anche contro un Parma allenato da persona cerebrolesa, anche dopo essere andati in vantaggio dopo dieci minuti (roba che fa notizia per noi). Per risorgere bisogna finire in fondo alla fossa e in dieci minuti ci spariamo un bel record: una quaterna di gol subiti in rapida successione, roba da finire a vita da uno psichiatra. E dire che due ore prima mi guardavo il Liverpool, che ad Anfield col 'Boro stentava ed era in svantaggio. Poi in un minuto Fernando Torres, tum-tum, doppietta fulminante e ho pensato, cazzo, ma va' che bello che è il calcio. Al quarto gol dei prosciuttini parmigiani ho pensato ma vaffanculo, che sport di merda. Però chi è del Toro lo sa che tutto è veramente possibile. Anche affondare definitivamente e in effetti un palo di un tale Mariga (l'unico kenyano che gioca a calcio) per poco non ci cala nell'abisso. Possibile rimontare, certo. All'arrembaggio, fratelli, guidati dal Chinito promosso capitano dopo l'uscita di un Rosina incappato in una di quelle sue giornate irritanti. E uno dopo l'altro arrivano i gol del Toro. Uno facile a fine primo tempo, di Cesarone Natali, uno bellissimo di uno Stellone mai visto così forte (ma non credo sia veramente lui) ed uno e-c-c-e-z-i-o-n-a-l-e di Re David, il gol del 4-4, una palombella che, mi dice il Conte Sicano, sembrava voler finire in curva e invece placido come un laghetto di eiaculatio granata è sceso giù nell'angolino, sfiorando soltanto quel luogo di piacere che è la rete della porta. Si è provato anche a vincere, d'altra parte WAN aveva messo in campo tutte le punte che abbiamo, avesse visto Gianni Bui in tribuna l'avrebbe fatto cambiare e scendere in campo. Ventola ha preso una traversa alla Adebayor e allora pace, peace and love for all the people. Per oggi bastava così. Il discorso continua fra tre giorni.

nella foto: Er Mutua Stellone, passato dagli spot della birra Moretti (le moto le ruba Joe...) all'improvvisa e folgorante carriera di bomber

Habla habla by Jest - febbraio 23, 2008 20:37 | Permalink | commenti (40)
giovedì, febbraio 21, 2008

PER LA BARBA DEL PROFETA // Il derby mi vibra nelle ossa e mi entra nella pelle. Mancano cinque giorni e di mezzo, sabato pomeriggio,  c'è pure una partita più importante per la classifica perchè - è lampante - la Biancomarrone ci batterà sonoramente e ci manderà tutti a casa col culetto arrossato. Di fronte a questa incontrovertibile realtà cosa possiamo fare noi, poveri dolenti della causa Granata? Non ci resta che pregare e sgranare il rosario, passarsi per le dita le figurine di Diana, di Rosina, di Stellone e David Di Michele, ciancicando parole confuse sul 4-4-2 di WAN. Io credo che non basti, credo che l'unico a cui affidare la nostra sorte sia il profeta barbuto Matteo Sereni. Qui ormai la famigliola del Toro è piuttosto numerosa e allora chiedo a tutti voi fratelli e compagni di virus, come direbbe Gramellini: scriviamo  un'ode una preghiera un'invocazione a S.Matteo Sereni perchè salvaguardi la nostra pellaccia raggrinzita dalla bassa classifica. Mettetela nei commenti, io poi la aggiungerò al post, dopo la mia.. Portiere nostro che stai fra i pali, proteggici da ogni male e da ogni carambola di Trezeguet, fatti uomo e salvatore nelle gambe di Natali e Di Loreto, che la tua barba incolta sia conforto  e cura, salvezza e provvidenza. Manda un raggio della tua luce alla terna arbitrale, drizza ciò che è sviato e in posizione irregolare, confondi il peccatore e punisci la sua presunzione e la sua schiena malata.  Difendici dal nemico maligno e strisciato. Ascolta nostro Portiere il canto del girone dei sofferenti in Maratona, offri loro il sentiero che conduce alla pace e ai tre punti, facci indurre in tentazione e liberaci da Del Piero.

Ave, o Matteo, pieno di grazia,
il giaguaro è con te.
Tu sei benedetto fra i portieri
e maledetto è il tiro della loro punta, David.
Santo Matteo, estremo baluardo,
para per noi grana-tori,
adesso e nell'ora del nostro derby
Amen.
(Jack Irons)

L' eterno riposo dona a lui (a Matteo) o Dellafiore e Natali, e splenda ad essi (gli juventini) la luce perpertua della pelata (di Stellone e Rosina). Che dopo 1-0 x noi, riposino essi tutti in pace. Amen (Marco)

Ave, o Matteo, pieno di barba,
Bacigalupo è con te.
Tu sei benedetto fra i porieri
e benedetto è il pallone stretto tra i guanti tuoi .
Santo Sereni, che sarai capitano,
proteggi i tuoi pali per noi pecca-tori,
adesso e nell'ora del derby.
Amen. (GinocchiaAPunta)
Matteo Sereni,
che sei il mio custode
illuminali con le tue grida
custodiscili con le tue mani
reggi e governa me e la mia difesa
che ti fu affidata dalla pietà granata
Amen
Credo in Valentino Padre Onnipotente
Creatore del prato e della maratona
Ed in Matteo Sereni Nostro portiere, il quale fu concepito di spirito granata, nacque da Superga, patì sotto la Lazio, fu crocefisso da Trezeguet all'andata, morì e fu sepolto assieme a noi quella notte. Discese agli inferi della B, ma nell'infrasettimanale resusciterà secondo le Scritture. E' salito in volo al sette e siederà alla destra di Bacigalupo e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i granata ed i biancomarroni. Credo nella maglia granata, nello spirito granata, nel cuore granata, nella gente granata, nella Maratona e nella fine della Giuve. Amen.  (Wise)
De Ascentis clamavi ad te, Serene
Serene, exaudi vocem meam
Fiant manes tuae bloccantes
in presam omnes pallones Merdae.
(Bodo)

Para pro nobis.
(Conte Sicano)

E io che nun so' credente
la preghiera nun ve la do,
ma 'na poesiola ardente
ch'arivi ar core de chi so!

Oh Matteo, nostro portiere,
granni mani, maggior core,
er più barbuto delle tere,
proteggice dar dolore!

Fa' che li gobbi arivino
ortre er novantesimo minuto
spompati, ormai ar minimo;
e poi, si l'arbitro nun è cornuto,

faje fischia' un rigore poco netto
(ppe' nnoi, rilassàtelo er respiro);
fa' che la palla, piazzata sur dischetto,
carciata dar pelato, piji 'na strano ggiro,

e che riggiri e s'arivorti, e poi s'enfili
ner sette sula destra der portiere loro;
e a quer punto noi, tutti civili,
li potemo manna' a..., co' un ber coro!
(Mauro Piadi)

Quello che non ho è la maglia nera e bianca
quello che non ho è il vostro conto in banca
quello che non ho sono dei fans pistola
per conquistarli tutti con lo scudetto-sola.

Quello che non ho è una moglie velina
quello che non ho è la vostra cocaina
quello che non ho è un mio proprio canale
per raccontare al mondo quanto sono maiale.

Quello che non ho è un orologio d'oro
che costi proprio quanto un mese di un lavoro
quello che non ho è una flebo al braccio
che mi riporti in forma quando sono uno straccio.

Quello che non ho è un contratto in bianco
quello che non ho è soldi sottobanco
quello che non ho è un arbitro pagato
per raddrizzare quello che avviene in mezzo al prato.

Quello che non ho sono le mani in pasta
quello che non ho è chi mi dice basta
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarli ad arte.

Quello che io ho è il color granata
quello di una maglia che resta qui attaccata
quello che io ho è la Maratona
per conquistarla quando il canto suo risuona
(Dimaco)
Habla habla by Jest - febbraio 21, 2008 12:10 | Permalink | commenti (33)